Due Riflessioni sul nuovo @Libero_official

Pare che Libero si sia [ri]fatto il trucco. L’analisi approfondita la fa Pier Luca Santoro nella sua nuova casa di Datamediahub (in bocca al lupo anche da qui!). Io mi soffermo su un paio di aspetti tra quelli evidenziati da Maurizio Belpietro nella sua intervista:

Libero

  1. “Vogliamo crescere, la pubblicitaà scarseggia soprattutto la cartacea. Anticipando un ciclo economico, possiamo garantire all’inserszionista il ritorno del suo investimento perché sapranno che il loro messagio raggiungerà davvero il lettore.”
  2. “Ai lettori diciamo di fare i reporter per noi. Il giornale potrà essere impaginato come si vuole e ogni lettore potrà anche contribuire a crearlo.”

A me il discorso che si fa sulle inserzioni pubblicitarie fa sempre un po’ paura perché immagino il lettore/utente come una vittima più o meno consapevole di messaggi che, con una visione sicuramente integralista, tendo sempre a considerare ingannevoli. E’ questa la ragione che, nella definizione di qualità del contenuto, nel lavoro #1news2cents, mi porta a dire che un contenuto è tanto più di qualità quanto più bassa è la concentrazione di inserzioni pubblicitarie nella Piattaforma/Testata che pubblica la notizia. Tuttavia ritengo che ci possano essere delle forme ammissibili di inserzioni: una pubblicità ammissibile e che non degrada la qualità della testata è la pubblicità che fa notizia sociale, che segnala iniziative, prodotti, eventi in linea con l’obiettivo sociale dell’Impresa Editoriale che distribuisce il contenuto. [L’Impresa Editoriale con Finalità Sociali, alla Yunus (nessun profitto ed eventuale surplus reinvestito in competenze e tecnologie) è la tipoligia di Impresa che sostengo avere i requisiti di accesso al finanziamento pubblico secondo il meccanismo spiegato nel mio libro].

Andiamo al secondo punto. Bene l’idea di coinvolgere il lettore, di renderlo reporter. Bello pensare che, proprio grazie a questi contributi, il quotidiano possa guadagnare valore e le notizie possano acquistare senso. Ma esiste una ricompensa per i lettori? Nel mio modello la ricompensa viene riconosciuta per la condivisione attiva (nel senso che stimola a sua volta la circolazione); cosa prevedere addirittura per la generazione di contenuti?

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Libertà di Stampa: Italia al 57° posto. Questione di Qualità

Non si può essere contenti di essere al 57° posto della classifica mondiale della libertà di stampa stilata come ogni anno da Reporter senza Frontiere (via). Non si può essere contenti in senso assoluto e in senso relativo ai paesi che ci sono davanti.

Le cause sono tantissime e parlarne richiederebbe ore e ore di dibattito. A me è fin troppo chiaro che senza Informazione di Qualità non ci può essere Libertà. Se penso agli attibuti a mio avviso necessari per una valutazione dei contenuti, questo risultato non mi sorprende.

Classifica mondiale della libertà di stampa 2013

Pluralismo: viene garantito il pluralismo nell’ecosistema informativo italiano? Quando parlo di pluralismo, mi riferisco a quello interno, cioè al pluralismo all’interno di una stessa testata giornalistica. La risposta è sicuramente no!

Pubblicità: quanto peso ha la pubblicità per garantire ossigeno agli Editori? Troppo. Per me ancora troppo.

Completezza: quanto ci viene detto e quanto ci viene nascosto dagli organi di stampa? Non scopro nulla di nuovo, certo, perché è evidente a tutti quanta influenza abbia l’Editore su ciò che va detto e ciò che va taciuto.

Pluralismo, Pubblicità e Completezza sono solo tre dei sette attributi (che ho definito nella mia ricerca) per i quali bisogna garantire dei livelli accettabili pena l’abbassamento drastico della qualità dell’informazione e, quindi, della libertà di stampa. Imho.

Italia al 57° posto della classifica mondiale della libertà di Stampa

Sosteniamo @ilmanifesto

il Manifesto

Il por­tale del mani­fe­sto è l’unico che vuole pro­vare a vivere senza pub­bli­cità. È una sfida che lan­ciamo insieme ai nostri let­tori a tutto un modo di con­ce­pire la rete. Costruire un sito senza pub­bli­cità (oltre ai man­cati ricavi) è impor­tante soprat­tutto dal punto di vista edi­to­riale. Vuol dire costruire un sito «pulito», senza «coo­kie» che trac­ciano gli utenti (sono pez­zet­tini nasco­sti di codice che regi­strano le vostre scelte e i vostri clic), senza strani uffici che deci­dono dove posi­zio­nare gli arti­coli per cat­tu­rare i vostri occhi. Con un lin­guag­gio ade­guato e non urlato (niente titoli maiu­scoli, ad esem­pio). Non abbiamo nes­sun biso­gno di «trac­ciarvi» per­ché noi non vogliamo «con­tatti» da ven­dere agli inser­zio­ni­sti. Non ali­men­tiamo i com­menti per atti­rarne altri. Vogliamo sem­pli­ce­mente offrirvi arti­coli di qua­lità che, se tro­ve­rete inte­res­santi oltre una certa soglia, potrete acqui­stare abbo­nan­dovi al prezzo più equo pos­si­bile per noi e per voi (meno di 50 cen­te­simi al giorno, cre­de­teci, è dav­vero impos­si­bile). È una spe­ri­men­ta­zione con­ti­nua dove cer­chiamo di offrirvi un «ser­vi­zio» più che un «pro­dotto» vero e proprio. (via)

Del Modello Fotovoltaico, il modello di ecosistema informativo “che ho teorizzato” nel mio libro, ci sono almeno tre aspetti assolutamente non trascurabili:

  1. l’assenza totale di pubblicità (il pezzo da cui è tratto il brano che ho riportato, proprio per tale ragione, è intitolato “Il rumore bianco del nuovo sito del manifesto”).
  2. a guidare l’avventura c’è una cooperativa che ha l’obiettivo di acquistare la testata quanto questa sarà messa in vendita dai liquidatori e di diventare “un’impresa editoriale e un’esperienza politica rinnovate che avranno bisogno di un punto di riferimento per la sinistra futura”. Ed è in nome di questo progetto che chiedono il sostegno dei lettori.
  3. il costo dell’abbonamento, da sottoscrivere al superamento della soglia dei venti articoli settimanali, è dello stesso ordine di grandezza di quello stimato nella mia ricerca (un articolo, due centesimi di euro).

Certo, sul pluralismo ci sarebbe da ridire ma almeno siamo dalla parte giusta! Credo, quindi, ci siano buonissime ragioni perché anch’io sostenga, molto più modestamente di qualcun altro, il Manifesto. E’ inutile dire che vi raccomando di fare altrettanto.

@etalia_net: Riflessioni e Questioni

Ciò che di Etalia è esaltante è la logica di premio per tutti quelli che contribuiscono “al processo di produzione delle notizie”; esiste cioè una ricompensa “anche per i semplici utenti che aggregano e condividono i contenuti” (1). Un principio, questo, che avvicina ciò che il team di Etalia ha messo in piedi alla soluzione prospettata nel mio lavoro di ricerca. Cambia, evidentemente, la quantificazione del premio: Etalia lascia che il prezzo venga definito dai singoli utenti, non lo impone quindi; nel mio ragionamento, invece, il prezzo è fissato a priori ed ha un valore sociale (nella sezione file del gruppo Facebook #1news2cents, potete scaricare gratuitamente il primo capitolo del libro, in cui cerco di spiegare le “Basi Sociologiche del Modello) (2).

Riflessioni e Questioni sulla Piattaforma Etalia

Sui crediti Etalia, faccio una prima domanda: perché quelli che vengono guadagnati possono essere convertiti, mentre quelli acquistati non possono essere ritirati?

Un’altra domanda: in che senso le Aziende (che acquistano spazi pubblicitari) possono avere un dialogo con il pubblico?

Infine: “Eta­lia – si legge in una delle pegine del Journal-Tutorial – è una piat­ta­for­ma che per­met­te di crea­re gior­na­li per­so­na­liz­za­ti, chia­ma­ti Jour­nal, rac­co­glien­do i con­te­nu­ti (te­sti, au­dio, vi­deo) pre­sen­ti nel da­ta­ba­se di Etalia o quel­li crea­ti direttamente dagli utenti.” Questo esclude che possano essere importati contenuti dall’esterno della piattaforma? Se si, non è una forzatura antitetica allo spirito della Rete? Non rischia, un simile approccio, di diventare un limite?

Etalia è un ecosistema informativo ma, a mio modesto avviso, perchè funzioni al meglio, oltre che portare dentro il maggior numero possibile di utenti, deve garantire la condivisione (potenzialmente) di ogni contenuto (anche quelli fuori dalla piattaforma) e la possibilità di commentare (che non mi sembra ci sia). E’ vero, Etalia non è un Social Network e sarebbe stupido pretendere che diventi il nuovo Facebook (Facebook c’è già!), ma non si può rischiare di sprecare l’opportunità, che con Etalia abbiamo davvero a portata di mano, di avere uno spazio di crescita e discussione: senza il commento, senza accogliere tutto ciò che gli utenti ritengono importante, come si può crescere davvero?

Ci sarà tempo per capire. Siamo solo all’inizio.

(1) I virgolettati di questo post sono brani presi dal Journal di Etalia che spiega il funzionamento della piattaforma.
(2) Ribadisco la mia proposta a tutti i produttori di contenuti che lavoreranno su Etalia: perchè non provate a mettere in vendita i vostri pezzi a 2 centesimi di euro? Potrebbe essere un buon argomento per convincere i lettori. Perché 2cents è un prezzo equo per l’informazione di qualità.

per Edicola Italiana e @etalia_net la Notizia Digitale ha Valore!

L’informazione online di qualità va pagata! E’ questo uno dei capisaldi del mio lavoro di ricerca, #1news2cents la Qualità Costa. un Modello Sociale per l’Editoria (Online). Cosa sia l’informazione di qualità è materia sviscerata abbondantemente nel testo (magari ci torneremo su per dare qualche elemento); ma questo è solo un aspetto della questione. Vediamone un altro.

E’ chiaro che ogni progetto che intenda premiare chi produce contenuti e chi contribuisce alla circolazione degli stessi, necessita di una piattaforma che, oltre che la fruizione (ça va sans dire), preveda anche un facilitato percorso di acquisto.

Pagamento su Piattaforme Digitali

A tal proposito voglio segnalare due iniziative che potrebbero rivoluzionare l’ecosistema digitale dell’informazione in Italia: Edicola Italiana e Etalia.

Nel primo caso (via, via) stiamo parlando di una vera e propria edicola digitale che, in prospettiva, potrebbe fare – ahimè! – davvero molto male alle edicole “fisiche” (quello che immagino per le edicole “fisiche” è un ruolo prettamente locale; non la chiusura quindi).

Nel secondo caso stiamo parlando di un vero e proprio ecosistema in cui ciascun attore può vedere ricompensato il proprio lavoro: non soltanto l’editore o il giornalista, ma anche ogni curatore (ogni utente, infatti, ha la possibilità di creare il proprio giornale).

Per l’Edicola Italiana pare si debba aspettare la prossima primavera. Etalia, invece, è online da qualche giorno: bisognerà giocarci un po’ e studiarne l’evoluzione per vedere suffragate o smentite le riflessioni che facevo un paio di mesi e mezzo fa. Sarà intanto interessante osservare la dinamica dei prezzi che i vari autori/curatori sceglieranno per gli articoli: io, manco a dirlo, il consiglio che do è di vendere ciascuna news ad un paio di cents 😉

@etalia_net (finalmente) in Arrivo! Come sarà?

Etalia

Pare sia arrivato il momento di Etalia, una piattaforma che potrebbe cambiare l’ecosistema informativo digitale.

Etalia non è una novità: chi ha a cuore il futuro del Giornalismo e dell’Editoria questa piattaforma già la conosce. Lo scorso anno, ad esempio, Etalia fu protagonista in più di un panel nell’ambito del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia (Etalia era tra gli sponsor, c’è da dirlo!) con una idea di sicuro impatto: i ricavi vengono condivisi e spettano non soltanto agli autori, ma anche ai lettori.

Un’idea che è tra i cardini del Modello che presento in #1news2cents.

La curiosità è molto forte. Bisognarà aspettare Ottobre per capire, ad esempio, se:

  1. basterà la pubblicità per tenere in piedi la Piattaforma?
  2. è pericoloso remunerare il lettore? non c’è il rischio che il meccanismo risulti falsato?

E’ difficilissimo e azzardato fare delle considerazioni senza “averci messo le mani”. Ma, parlando in totale libertà:

  • credo che basare il modello sulla pubblicità sia un rischio, non soltanto dal punto di vista della sostenibilità economica dell’Impresa: dietro l’angolo c’è il pericolo di distorcere l’informazione;
  • mi piacerebbe molto di più vedere la ricompensa di condivisione riconosciuta al lettore, come vincolata: spendo i crediti guadagnati sulla piattaforma solo ed esclusivamente sulla piattaforma, per acquistare altra informazione, altrimenti ad una Impresa editoriale se ne aggiunge un’altra. E non sempre questa è una cosa bella!

Il Modello che propongo in #1news2cents, assegna alla Pubblicità un ruolo marginale e prevede che i crediti di condivisione siano spesi in nuova informazione. Quello di Etalia sembra essere diverso ma è importante cominciare una sperimentazione. Quindi…

in bocca al lupo a Etalia!