il Contest @stati_generali: una proposta

Gli Stati Generali

Gli Stati Generali sono un progetto per integrare l’essenziale del giornalismo professionale di interesse pubblico e la ricchezza del giornalismo partecipativo, espresso dai saperi diffusi nella società ma spesso poco valorizzati dal sistema dei media esistente o dispersi nella rete. (via)

Dalla medicina all’arte, dal diritto all’economia, mai come in questi anni le generazioni hanno avuto modo di arricchire estendere loro saperi e i loro linguaggi con quelli del mondo. Eppure queste voci restano spesso ignorate dai media o difficilmente distinguibili nell’universo sempre più caotico e rumoroso del web.
Vogliamo mettere in rete, e promuovere queste intelligenze […]. (via)

[…] siamo convinti che il gruppo sempre più numeroso di autori brains che popolano di idee le pagine del sito sia un campione statisticamente rilevante delle migliori intelligenze del nostro Paese. Non paghi di questo, professiamo anche la credenza che le loro argomentazioni possano suscitare nei lettori le emozioni forti che solo la bellezza è capace di animare. […]
Così anche Gli Stati Generali hanno allestito una sfida tra gli articoli e gli autori che sapranno esercitare al meglio le arti della seduzione sul pubblico del sito.  […] La direzione della testata ha deciso comunque di assegnare […] tre premi in euro sonanti ai migliori classificati […].
[…] l’attribuzione del merito è calcolata da un algoritmo […] (via, ma vi prego di leggere tutto)

Io ho un dubbio: con simili, nobili e condivisi intenti, perché si affida l’attribuzione di un merito ad un algoritmo (per quanto “buono” esso sia)?

Ecco quindi la mia proposta alla direzione de Gli Stati Generali: assegnare il premio sulla base di una “peer-review” che preveda l’attribuzione di un punteggio a predeterminati attributi di qualità. Quali?

Dal mio spazio, non può che partire una indicazione di parte: questa la lista che ho definito nel mio lavoro di ricerca #1news2cents: Tipologia, Professionalità, Pluralismo, Accessibilità, Pubblicità, Interoperabilità e Completezza (ma non è detto sia necessario utilizzarli tutti!)

Nella revisione, ovviamente, andrebbero coinvolti attivamente i lettori in un percorso di “lettura consapevole” che darebbe maggior forza ad una mission, quella de Gli Stati Genarali, di per sé già sfidante, di cui l’ecosistema informativo ha fortemente bisogno. Un meccanismo di Pointification, su basi evidentemente da stabilire, potrebbe poi essere messo in piedi per ricompensare l’impegno del lettore (senza il quale, del resto, meno senso avrebbero i contenuti prodotti).

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su Membership e Giornali

Pier Luca Santoro, su Datamediahub, pone due questioni e, per stimolare dibattito, formula due domande su Membership e Giornali. Le mie risposte, ovviamente non esaustive, sono a mio avviso già contenute nel mio lavoro di ricerca #1news2cents.

Le annoto qui appresso come mio modesto contributo.

1. La “mem­ber­ship” non è sem­pli­ce­mente un’altra forma di sot­to­scri­zione, è un modo per ripen­sare il rap­porto tra let­tore e giornali.

Domanda: quali stru­menti e stra­te­gie sono neces­sa­rie per ren­dere i let­tori dav­vero par­te­cipi del pro­cesso pro­dut­tivo del giornale?

Risposta: i lettori, in primo luogo, devono essere resi consapevoli del ruolo importante che il giornalismo ha nella loro formazione da cittadini. Come farlo? La parte dello Stato è fondamentale (qui qualche idea condivisa a suo tempo con Legnini con un riferimento alla funzione che dovrebbero avere le scuole. Tanto altro è nelle pagine del libro).

Sugli strumenti, beh, uno possibile è l’implementazione di piattaforme che facilitino il microguadagno, ovvero l’elargizione di un compenso materiale (moneta) per chi partecipa attivamente alla diffusione del contenuto con un meccanismo che credo possa definirsi di Pointification.

2. “Mem­ber­ship” è un con­cetto for­te­mente legato all’idea comu­nità, ma le comu­nità non ven­gono “create” dai gior­nali, esi­stono già e i gior­nali ne sono essi stessi dei membri.

Domanda: qual è il valore che la comu­nità può dare al gior­nale, solo una forma di finan­zia­mento per sostenerlo?

Risposta: No, non soltanto il finanziamento ma anche un contributo – opportunamente premiato; ad esempio con il meccanismo della Pointification al quale ho fatto cetto – alla sensificazione e contestualizzazione della notizia, del fatto raccontato. Sia chiaro, il giornalista non viene sostituito/eliminato: egli deve anzi essere guida (con un punto di vista che, ad un certo punto, non credo possa prescindere da una posizione che deve auspicarsi libera) della discussione con i vari contributor/lettori/cittadini (di documenti, idee e punti di vista).

Mi auguro si possa continuare a discuterne.