Percorrendo le Cinque Direttrici

La scommessa fondamentale è che di notizie c’è sempre più bisogno e quindi c’è un’industria in crescita, potenzialmente, da qualche parte. Ma va pensata. E può diventare il luogo economico nel quale si sviluppano anche le competenze acquisite dalla vecchia editoria.

Così Luca De Biase, prendendo spunto dalla ricerca condotta da Marc Andreessen, inizia una riflessione in cui individua cinque direttrici su cui, dice ancora De Biase, avanza e si sviluppa il dibattito sull’industria dell’informazione. Su ciascuna di esse mi piace condividere le mie riflessioni/proposte (meglio sostanziate nel mio lavoro)

  • Tecnologia: Forse nei ragionamenti è dato per scontato, ma ritengo utile ribadire che è essenziale che tutti dispongano della tecnologia. Per me, quindi, parlare di tecnologia, vuol dire in primo luogo superare il divario digitale (la proposta che faccio è di modificare l’articolo 21 della nostra Costituzione)
  • Partecipazione dei lettori attivi alla produzione di informazione: se i contenuti prodotti sono di qualità (alla qualità dedico un intero capitolo del mio lavoro), la partecipazione dei lettori deve essere premiata. Un esperimento da tenere sott’occhio è quello di Etalia.
  • Dimensione social: come per il punto precedente, deve essere pensato un meccanismo di ricompensa. Il modello che propongo prevede la ricompensa (in crediti spendibili per l’acquisto di nuove notizie) per chiunque condivida l’articolo sulle piattaforme sociali e che ne stimoli ulteriormente l’acquisto da parte di altri lettori.
  • La pubblicità: la (mia) premessa è che la pubblicità squalifica il contenuto informativo. La (mia) idea, quindi, è rivederne l’oggetto. Detto in altri termini: una pubblicità ammissibile e che non degrada la qualità della testata è la pubblicità che fa notizia sociale, che segnala iniziative, prodotti, eventi in linea con l’obiettivo sociale dell’Impresa Editoriale (vedi punto successivo) che distribuisce il contenuto.
  • Forme di finanziamento alternative: La mia proposta è abbastanza traumatica: il finanziamento deve essere pubblico e deve spettare per legge soltanto alle Imprese che abbiano finalità sociali e che, inoltre, mettano da parte la logica del profitto (pericolosa quando gli interessi dei proprietari pesano sulle scelte delle Informazioni da dare e, soprattutto, da non dare) reinvestendo il proprio surplus esclusivamente nel miglioramento del proprio servizio (Imprese alla Yunus).
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@etalia_net: Riflessioni e Questioni

Ciò che di Etalia è esaltante è la logica di premio per tutti quelli che contribuiscono “al processo di produzione delle notizie”; esiste cioè una ricompensa “anche per i semplici utenti che aggregano e condividono i contenuti” (1). Un principio, questo, che avvicina ciò che il team di Etalia ha messo in piedi alla soluzione prospettata nel mio lavoro di ricerca. Cambia, evidentemente, la quantificazione del premio: Etalia lascia che il prezzo venga definito dai singoli utenti, non lo impone quindi; nel mio ragionamento, invece, il prezzo è fissato a priori ed ha un valore sociale (nella sezione file del gruppo Facebook #1news2cents, potete scaricare gratuitamente il primo capitolo del libro, in cui cerco di spiegare le “Basi Sociologiche del Modello) (2).

Riflessioni e Questioni sulla Piattaforma Etalia

Sui crediti Etalia, faccio una prima domanda: perché quelli che vengono guadagnati possono essere convertiti, mentre quelli acquistati non possono essere ritirati?

Un’altra domanda: in che senso le Aziende (che acquistano spazi pubblicitari) possono avere un dialogo con il pubblico?

Infine: “Eta­lia – si legge in una delle pegine del Journal-Tutorial – è una piat­ta­for­ma che per­met­te di crea­re gior­na­li per­so­na­liz­za­ti, chia­ma­ti Jour­nal, rac­co­glien­do i con­te­nu­ti (te­sti, au­dio, vi­deo) pre­sen­ti nel da­ta­ba­se di Etalia o quel­li crea­ti direttamente dagli utenti.” Questo esclude che possano essere importati contenuti dall’esterno della piattaforma? Se si, non è una forzatura antitetica allo spirito della Rete? Non rischia, un simile approccio, di diventare un limite?

Etalia è un ecosistema informativo ma, a mio modesto avviso, perchè funzioni al meglio, oltre che portare dentro il maggior numero possibile di utenti, deve garantire la condivisione (potenzialmente) di ogni contenuto (anche quelli fuori dalla piattaforma) e la possibilità di commentare (che non mi sembra ci sia). E’ vero, Etalia non è un Social Network e sarebbe stupido pretendere che diventi il nuovo Facebook (Facebook c’è già!), ma non si può rischiare di sprecare l’opportunità, che con Etalia abbiamo davvero a portata di mano, di avere uno spazio di crescita e discussione: senza il commento, senza accogliere tutto ciò che gli utenti ritengono importante, come si può crescere davvero?

Ci sarà tempo per capire. Siamo solo all’inizio.

(1) I virgolettati di questo post sono brani presi dal Journal di Etalia che spiega il funzionamento della piattaforma.
(2) Ribadisco la mia proposta a tutti i produttori di contenuti che lavoreranno su Etalia: perchè non provate a mettere in vendita i vostri pezzi a 2 centesimi di euro? Potrebbe essere un buon argomento per convincere i lettori. Perché 2cents è un prezzo equo per l’informazione di qualità.

per Edicola Italiana e @etalia_net la Notizia Digitale ha Valore!

L’informazione online di qualità va pagata! E’ questo uno dei capisaldi del mio lavoro di ricerca, #1news2cents la Qualità Costa. un Modello Sociale per l’Editoria (Online). Cosa sia l’informazione di qualità è materia sviscerata abbondantemente nel testo (magari ci torneremo su per dare qualche elemento); ma questo è solo un aspetto della questione. Vediamone un altro.

E’ chiaro che ogni progetto che intenda premiare chi produce contenuti e chi contribuisce alla circolazione degli stessi, necessita di una piattaforma che, oltre che la fruizione (ça va sans dire), preveda anche un facilitato percorso di acquisto.

Pagamento su Piattaforme Digitali

A tal proposito voglio segnalare due iniziative che potrebbero rivoluzionare l’ecosistema digitale dell’informazione in Italia: Edicola Italiana e Etalia.

Nel primo caso (via, via) stiamo parlando di una vera e propria edicola digitale che, in prospettiva, potrebbe fare – ahimè! – davvero molto male alle edicole “fisiche” (quello che immagino per le edicole “fisiche” è un ruolo prettamente locale; non la chiusura quindi).

Nel secondo caso stiamo parlando di un vero e proprio ecosistema in cui ciascun attore può vedere ricompensato il proprio lavoro: non soltanto l’editore o il giornalista, ma anche ogni curatore (ogni utente, infatti, ha la possibilità di creare il proprio giornale).

Per l’Edicola Italiana pare si debba aspettare la prossima primavera. Etalia, invece, è online da qualche giorno: bisognerà giocarci un po’ e studiarne l’evoluzione per vedere suffragate o smentite le riflessioni che facevo un paio di mesi e mezzo fa. Sarà intanto interessante osservare la dinamica dei prezzi che i vari autori/curatori sceglieranno per gli articoli: io, manco a dirlo, il consiglio che do è di vendere ciascuna news ad un paio di cents 😉

@etalia_net (finalmente) in Arrivo! Come sarà?

Etalia

Pare sia arrivato il momento di Etalia, una piattaforma che potrebbe cambiare l’ecosistema informativo digitale.

Etalia non è una novità: chi ha a cuore il futuro del Giornalismo e dell’Editoria questa piattaforma già la conosce. Lo scorso anno, ad esempio, Etalia fu protagonista in più di un panel nell’ambito del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia (Etalia era tra gli sponsor, c’è da dirlo!) con una idea di sicuro impatto: i ricavi vengono condivisi e spettano non soltanto agli autori, ma anche ai lettori.

Un’idea che è tra i cardini del Modello che presento in #1news2cents.

La curiosità è molto forte. Bisognarà aspettare Ottobre per capire, ad esempio, se:

  1. basterà la pubblicità per tenere in piedi la Piattaforma?
  2. è pericoloso remunerare il lettore? non c’è il rischio che il meccanismo risulti falsato?

E’ difficilissimo e azzardato fare delle considerazioni senza “averci messo le mani”. Ma, parlando in totale libertà:

  • credo che basare il modello sulla pubblicità sia un rischio, non soltanto dal punto di vista della sostenibilità economica dell’Impresa: dietro l’angolo c’è il pericolo di distorcere l’informazione;
  • mi piacerebbe molto di più vedere la ricompensa di condivisione riconosciuta al lettore, come vincolata: spendo i crediti guadagnati sulla piattaforma solo ed esclusivamente sulla piattaforma, per acquistare altra informazione, altrimenti ad una Impresa editoriale se ne aggiunge un’altra. E non sempre questa è una cosa bella!

Il Modello che propongo in #1news2cents, assegna alla Pubblicità un ruolo marginale e prevede che i crediti di condivisione siano spesi in nuova informazione. Quello di Etalia sembra essere diverso ma è importante cominciare una sperimentazione. Quindi…

in bocca al lupo a Etalia!