Futuro del Giornalismo – il Dibattito Continua

Dopo qualche tempo sembrano davvero tornati alla ribalta i temi del futuro del giornalismo. C’è da augurarsi che sia la volta buona.

LSDI ha collezionato diversi pareri che i vari Jarvis, Zambardino, Tedeschini Lalli, Piccinini e altri hanno pubblicato nei rispettivi spazi online. Sono più che d’accordo con il principio secondo cui nel dibattito “andrebbero coinvolti direttamente gli ex-lettori, i cittadini, cercando cioè di andare oltre i soliti addetti ai lavori…altrimenti siamo sempre punto e daccapo, no?”; per questo, vincendo il forte senso di inadeguatezza che provo nel vedermi accostato a questi nomi, mi candido – da non addetto ai lavori – a cittadino che vuole partecipare.

Oltre al mio lavoro di ricerca #1news2cents (qui la quarta di copertina), la mia partecipazione è fatta anche di commenti e risposte che provo a fare e a dare su una meteria che, molto semplicemente, da cittadino, mi affascina.

Io guardo nella mia sfera di...plastica :)

La scorsa settimana proprio LSDI mi ha dato l’opportunità di pubblicare una sintesi del mio lavoro che ha preso spunto dai cinque articoli della ricerca del professore americano Jarvis sul giornalismo. Ringrazio Bernardo Parrella per le questioni che (mi) ha posto nei commenti. Qui appresso cerco di rispondere.

1. Comunità Online

I dubbi sono gli stessi che ho io. Le domande identiche a quelle che mi pongo io. Il problema è nell’assenza di partnership tra cittadini/lettori e editori? Io ho affrontato il problema partendo da una ipotesi: l’informazione online è, a tutti gli effetti, un Bene Comune e, in quanto tale, è sicuramente un “bene pagante”; ma – perché nei cittadini ci sia la percezione che le cose stiano davvero così – occorre un artificio legislativo (questo il concetto espresso da Ugo Mattei nel contributo ad una illuminante raccolta di Paolo Cacciari, “La società dei beni comuni”, per me prezioso punto di riferimento). Qual è un possibile artificio? Nella mia ricerca propongo che ci sia il riconoscimento di un “reddito” a chi partecipa alle discussioni online in modo che si stabilisca una partnership (tra distributore di contenuto e lettore) nell’ambito di un quadro più complesso che contempla il finanziamento pubblico.

2. Grandi Testate

Ho iniziato il mio lavoro facendo due ipotesi, basate sull’analisi di parametri che solitamente non vengono presi in considerazione (qui il post pubblicato parecchio tempo fa nel mio blog-laboratorio con le mie considerazioni. Ma magari nel frattempo gli scenari sono cambiati): (1) le grandi testate (quelle nazionali), devono smettere le pubblicazioni cartacee; (2) le testate ultralocali hanno senso solo su carta. #1news2cents è una ricerca che riguarda le prime ma non perché non mi preoccupi delle seconde.

3. Finanziamento

La mia è una visione prettamente politica che vuole promuovere non tanto un “modello di business” (che è inevitabilmente il modello degli Editori), ma un “modello sociale” (che, invece, guarda ai benefici di un giornalismo funzionale alla crescita: e.g. No gossip! Si cultura!).

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