Gramsci, ti chiediamo scusa

Gramsci, ti chiediamo scusa

Ma non è invece che è stata l’Unità a suicidarsi? È quello che ho pensato leggendo l’editoriale di Carlo Buttaroni (via).

La crisi dell’Unità è lo specchio della crisi del Paese. […]. E il quotidiano, oggi, è anche il simbolo del precipitato di un settore strategico come l’informazione, senza la quale, al netto di tutte le riforme possibili e immaginabili, nessuna democrazia può dirsi tale.

Se per un verso internet ha reso enormemente meno costoso le pubblicazioni, dall’altro ha trasferito la funzione di filtro qualitativo, […], ai singoli utenti. Tutto questo […] inevitabilmente disorienta e rende più difficile far ritrovare gli individui su un terreno culturale comune.

Forse sbaglio nel caricare di troppe responsabilità un giornale, ma sono convinto che la “crisi del Paese” sia l’effetto, non la causa de “la crisi dell’Unità” (e dei quotidiani in genere). Inoltre, nell’epoca dei Social Media, cosa dovrebbe fare un quotidiano (e, direi, a maggior ragione un quotidiano politico) se non riorientare i cittadini offrendo loro un “terreno culturale comune”?

Il messaggio di speranza alla fine c’è ([…] il nuovo ruolo al quale sono chiamati è quello di approfondimento critico, di analisi, di condivisione su terreni che continuano a essere patrimonio comune.), questo è vero; ma, sarò duro, considerando che dovrebbe esserci un’assunzione di responsabilità che onestamente non vedo (né qui, né qui), io più che “Hanno ucciso l’Unità”, avrei scritto “Gramsci, ti chiediamo scusa”.

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l’Impresa Editoriale con Finalità Sociali esiste!

Media Development Investment Fund

Qualsiasi autorità o istituzione può impostare e declinare l’agenda dei contenuti creando una dipendenza da chi fornisce i finanziamenti. Questo impedisce un giornalismo obbiettivo e la condivisione di informazioni accurate.

Il Media Development Investment Fund (MDIF), un fondo di investimento sociale che offre finanziamenti accessibili ai media indipendenti, è la risposta che Sasa Vucinic, giornalista di Belgrado ha trovato per questo problema (via1).

Come si evince dal sito di Ashoka, network mondiale di imprenditori sociali, i prestiti effettuati dal MDLF hanno un tasso di restituzione del 97%. L’iniziativa di Vucinic, proprio in virtù di questo eccezionale 97%, è la prova che il modello d’Impresa Editoriale con finalità sociali alla Yunus2 (unico modello finanziabile dallo Stato, secondo una delle tante ipotesi che faccio nel mio lavoro) funziona.

1LSDI riporta il vecchio nome, MDLF, Media Development Loan Fund. A Gennaio dello scorso anno, però, come risulta dal sito, c’è stato un rebranding.

2Ad essere rigorosi Yunus predica un modello che non sia “a profitto” ma l’esperienza di Sasa Vucinic è davvero incoraggiante.

Futuro del Giornalismo – il Dibattito Continua

Dopo qualche tempo sembrano davvero tornati alla ribalta i temi del futuro del giornalismo. C’è da augurarsi che sia la volta buona.

LSDI ha collezionato diversi pareri che i vari Jarvis, Zambardino, Tedeschini Lalli, Piccinini e altri hanno pubblicato nei rispettivi spazi online. Sono più che d’accordo con il principio secondo cui nel dibattito “andrebbero coinvolti direttamente gli ex-lettori, i cittadini, cercando cioè di andare oltre i soliti addetti ai lavori…altrimenti siamo sempre punto e daccapo, no?”; per questo, vincendo il forte senso di inadeguatezza che provo nel vedermi accostato a questi nomi, mi candido – da non addetto ai lavori – a cittadino che vuole partecipare.

Oltre al mio lavoro di ricerca #1news2cents (qui la quarta di copertina), la mia partecipazione è fatta anche di commenti e risposte che provo a fare e a dare su una meteria che, molto semplicemente, da cittadino, mi affascina.

Io guardo nella mia sfera di...plastica :)

La scorsa settimana proprio LSDI mi ha dato l’opportunità di pubblicare una sintesi del mio lavoro che ha preso spunto dai cinque articoli della ricerca del professore americano Jarvis sul giornalismo. Ringrazio Bernardo Parrella per le questioni che (mi) ha posto nei commenti. Qui appresso cerco di rispondere.

1. Comunità Online

I dubbi sono gli stessi che ho io. Le domande identiche a quelle che mi pongo io. Il problema è nell’assenza di partnership tra cittadini/lettori e editori? Io ho affrontato il problema partendo da una ipotesi: l’informazione online è, a tutti gli effetti, un Bene Comune e, in quanto tale, è sicuramente un “bene pagante”; ma – perché nei cittadini ci sia la percezione che le cose stiano davvero così – occorre un artificio legislativo (questo il concetto espresso da Ugo Mattei nel contributo ad una illuminante raccolta di Paolo Cacciari, “La società dei beni comuni”, per me prezioso punto di riferimento). Qual è un possibile artificio? Nella mia ricerca propongo che ci sia il riconoscimento di un “reddito” a chi partecipa alle discussioni online in modo che si stabilisca una partnership (tra distributore di contenuto e lettore) nell’ambito di un quadro più complesso che contempla il finanziamento pubblico.

2. Grandi Testate

Ho iniziato il mio lavoro facendo due ipotesi, basate sull’analisi di parametri che solitamente non vengono presi in considerazione (qui il post pubblicato parecchio tempo fa nel mio blog-laboratorio con le mie considerazioni. Ma magari nel frattempo gli scenari sono cambiati): (1) le grandi testate (quelle nazionali), devono smettere le pubblicazioni cartacee; (2) le testate ultralocali hanno senso solo su carta. #1news2cents è una ricerca che riguarda le prime ma non perché non mi preoccupi delle seconde.

3. Finanziamento

La mia è una visione prettamente politica che vuole promuovere non tanto un “modello di business” (che è inevitabilmente il modello degli Editori), ma un “modello sociale” (che, invece, guarda ai benefici di un giornalismo funzionale alla crescita: e.g. No gossip! Si cultura!).

C’è un po’ di #1news2cents in giro!

“Adesso che la tua Internet ha rovinato l’informazione, che si fa?” Questo si è chiesto Jeff Jarvis.
La risposta è una indagine sulle relazioni, le forme e i modelli di business di tipo nuovo per il giornalismo che diventerà un saggio, in uscita a Ottobre: “Nessuna previsione per il giornalismo”, dice Jarvis, ma soltanto una ricerca di opportunità possibili.

Jarvis ha pubblicato su Medium.com la parte iniziale del saggio, divisa in cinque articoli tutti da leggere, e concesso al gruppo di lavoro di LSDI di divulgarne la traduzione in italiano. Poi Pino Rea, di LSDI, ha concesso a me di esporre in libertà le affinità tra le riflessioni di Jarvis (sul compito di educatore del giornalista e del ruolo social del giornalismo, nell’ultimo pezzo di Medium.com e tradotto qui) e le conclusioni presenti nel mio #1news2cents.

Buona lettura!

Un grazie molto sentito a Pino Rea e a LSDI.

Il ruolo Sociale del Giornalista