Appunti sul Diritto d’Autore (e sul Prezzo dell’Opera)

Avvertenza: chi conosce l’argomento e quello che dicono i regolamenti e le leggi, può saltare le citazioni e dare uno sguardo soltanto alle osservazioni.
Indagare la questione del diritto d’autore richiede competenza e professionalità e avventurarsi nei meandri delle leggi e dei regolamenti è cosa che esige una preparazione che sicuramente non ho. Non mi manca, però, la curiosità e la voglia di capire come da tale questione e soprattutto dalle modalità con cui è stata ed è affrontata – dal legislatore e da esperti di varia estrazione – possa ricavarsi un metodo (oggettivo?) di individuazione del prezzo di un’opera. Nel caso specifico, per cercare di ampliare i ragionamenti già affrontati nel mio lavoro (per trovare conferme, per individuare smentite, per aggiungere ulteriori elementi), la mia attenzione è sui quotidiani online e, quindi, per opera, intendo l’articolo, il contenuto informativo online.

Per iniziare a capire un po’ meglio come stanno le cose ho, nell’ordine:

  1. Completato la lettura del libro/manuale di Sara Basciani, Dalla carta ai bit – La svolta digitale nell’editoria
  2. Cercato gli articoli funzionali alla mia ricerca, nella legge sul diritto d’Autore
  3. Guardato il regolamento AGCOM sulla tutela del diritto d’Autore sulle “Reti di comunicazione elettronica”, che ha suscitato diverse critiche (io mi sono fatto bastare quella ragionata di Luca De Biase)

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Dalla carta ai bit – Il libro di Sara Basciani (per la verità incentrato sull’editoria libraria, non su quella dei quotidiani) mi è servito per entrare in argomento. Il Capitolo dedicato al diritto d’Autore mi ha molto interessato: ho trovato una accessibile spiegazione del mondo dei Creative Commons e spiegato in dettaglio il ragionamento che lega l’editoria delle opere scritte a quelle delle opere musicali.

I primi passi per la costruzione di un mercato legale della musica online furono compiuti da Apple. Nel 2001 venne presentato l’iPod […] Per coronare il successo di questa operazione, Apple iniziò una lunga trattativa con le maggiori case discografiche per convincerle della necessità di vendere musica online. Finalmente nel 2003 venne inaugurato l’iTunes Music Store , un negozio aperto solo su internet che proponeva al pubblico ben 200.000 brani dal repertorio di tutte e cinque le major al prezzo standard di 9,99 dollari per album e 0,99 centesimi per ogni brano.

Un cartello insomma. Se il mondo della musica online è precursore, è un po’ come dire che, per le testate giornalistiche online, dovrà esserci un prezzo unico. E, in effetti, la mia proposta è proprio questa: due centesimi a notizia (valore confrontabile con i 99 centesimi dei brani musicali) purché ci sia qualità (1).

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Legge sul Diritto d'Autore

Legge sul diritto d’Autore – una legge di dimensioni bibliche che merita ulteriori letture. Io ho cercato di fare più attenzione agli articoli che potevano aiutare nel mio ambito di indagine.

Art. 130
Il compenso spettante all’autore è costituito da una partecipazione, calcolata, salvo patto in contrario, in base ad una percentuale sul prezzo di copertina degli esemplari venduti. Tuttavia il compenso può essere rappresentato da una somma a stralcio per le edizioni di:
dizionari, enciclopedie, antologie, ed altre opere in collaborazione;
traduzioni, articoli di giornali o di riviste;
discorsi o conferenze;
opere scientifiche;
lavori di cartografia;
opere musicali o drammatico-musicali;
opere delle arti figurative.

Nei contratti a partecipazione l’editore è obbligato a rendere conto annualmente delle copie vendute.

Art. 131
Nel contratto di edizione il prezzo di copertina è fissato dall’editore, previo tempestivo avviso all’autore. Questi può opporsi al prezzo fissato o modificato dall’editore se sia tale da pregiudicare gravemente i suoi interessi e la diffusione dell’opera.

Art. 182-bis
1. All’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ed alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE) è attribuita, nell’ambito delle rispettive competenze previste dalla legge, al fine di prevenire ed accertare le violazioni della presente legge, la vigilanza:
a) sull’attività di riproduzione e duplicazione con qualsiasi procedimento, su supporto audiovisivo, fonografico e qualsiasi altro supporto nonché su impianti di utilizzazione in pubblico, via etere e via cavo, nonché sull’attività di diffusione radiotelevisiva con qualsiasi mezzo effettuata;
[…]
2. La SIAE, nei limiti dei propri compiti istituzionali, si coordina, a norma del comma 1, con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
3. Per lo svolgimento dei compiti indicati nel camma 1, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni può conferire funzioni ispettive a propri funzionari ed agire in coordinamento con gli ispettori della SIAE. […]

Art. 190
E’ istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un comitato consultivo permanente per il diritto di autore.
Il comitato provvede allo studio delle materie attinenti al diritto di autore o ad esso connesse e da pareri sulle questioni relative quando ne sia richiesto dal Presidente del Consiglio dei Ministri o quando sia prescritto da speciali disposizioni.
Il Comitato esperisce il tentativo di conciliazione di cui all’articolo 71-quinquies, comma 4.

Art. 191
Il comitato è composto:
a) di un presidente designato dal Presidente del Consiglio dei Ministri;
b) dei vice presidenti delle associazioni delle categorie interessate;
[…]

Qualche indicazione è possibile ricavarla: il compenso va dato all’Autore anche in ragione degli esemplari venduti (certo, il riferimento non è ai quotidiani, ma qui è chiaro che l’autore va pagato e, quindi, pagato deve essere anche l’articolo online che ha scritto); l’Autore, inoltre, avrebbe titolo a definire il prezzo della sua opera (anche qui non si parla di quotidiani ma la logica può a mio avviso essere presa in considerazione in generale). La SIAE, l’AGCOM e il Comitato istituito secondo l’Art. 190 dovrebbero monitorare anche gli aspetti riguardanti l’Editoria (dei quotidiani) online (succede già? quali sono le categorie interessate? Oltre a quelle che rappresentano gli autori, ci sono quelle che rappresentano i consumatori/Cittadini?)

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Regolamento AGCOM – non essendoci nulla da aggiungere alle critiche di Luca De Biase, mi sono soffermato solo su un aspetto.

Articolo 4
Comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali
1. È istituito il Comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali. Il Comitato è presieduto dal Segretario generale dell’Autorità o da un suo delegato ed è composto dai seguenti soggetti che partecipano alle riunioni senza oneri a carico dell’Autorità:
a) un rappresentante per ciascuna delle principali associazioni di settore delle seguenti categorie: consumatori, autori, editori, produttori, distributori, fornitori di servizi di media, prestatori di servizi della società dell’informazione;
b) un rappresentante per ciascuno dei seguenti organismi: Società italiana degli autori ed editori (SIAE), Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore presso il Ministero per i beni e le attività culturali, Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale istituito presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, Polizia postale e delle comunicazioni, Nucleo speciale per la radiodiffusione e l’editoria della Guardia di finanza, Sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale di cui al decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168, come modificato dalla legge 24 marzo 2012, n. 27;
c) rappresentanti dell’Autorità.
2. Il Comitato, anche avvalendosi della collaborazione a titolo gratuito di centri di ricerca, incoraggia il raggiungimento di intese tra le categorie di cui al comma 1, lettera a), con riferimento, tra l’altro, ai seguenti temi:
a) la semplificazione della filiera di distribuzione di opere digitali al fine di favorire l’accesso alle stesse, anche attraverso strumenti quali le finestre di distribuzione e gli accordi di licenza sviluppati ad hoc per la diffusione di opere digitali, ferma restando la libera negoziazione tra le parti;
b) l’adozione di codici di condotta da parte dei soggetti di cui all’articolo 1, lettere f), g) e h) [“prestatore di servizi”, “gestore del sito internet” e “gestore della pagina internet”], anche con riferimento a strumenti di contrasto, elaborati in collaborazione con i prestatori di servizi di pagamento, fondati sull’analisi delle transazioni economiche e dei modelli di business che consentono il finanziamento dell’offerta di contenuti in violazione del diritto d’autore.
3. Il Comitato, anche in collaborazione con altri soggetti pubblici o privati, cura:
a) la promozione di misure di educazione alla legalità nella fruizione di opere digitali, anche attraverso l’adozione di procedure di reindirizzamento automatico temporaneo ad apposite pagine internet a ciò dedicate;
b) la predisposizione di misure volte a sostenere lo sviluppo delle opere digitali, a rimuovere le barriere esistenti e a promuovere iniziative commerciali di ampia fruibilità;
c) il monitoraggio dello sviluppo dell’offerta legale di opere digitali;
d) il monitoraggio dell’applicazione del presente regolamento, anche con riferimento alle modalità di esecuzione dei provvedimenti dell’Autorità;
e) la formulazione di ipotesi di adeguamento del presente regolamento in relazione all’innovazione tecnologica e all’evoluzione dei mercati.
4. Il Comitato si avvale di una segreteria tecnica costituita all’interno della Direzione.

Quello che (tra le altre cose) manca è un (chiaro) riferimento a politiche di sensibilizzazione dell’opinione pubblica alla necessità di riconoscimento economico agli autori. Perché qui il problema non è eliminare la barriera tecnologica all’aquisto. E’ fin troppo scontato che, senza un nuovo paradigma culturale, non c’è interfaccia che tenga!

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Ci sono altri ulteriori riferimenti che possono aiutarci nella ricerca del prezzo equo per articolo online? Ci sono studi che possono confutare, confermare, modificare le conclusioni del mio lavoro?

(1) I due centesimi sono quelli che, secondo la teoria che ho elaborato, devono essere riconosciuti dallo Stato al cittadino su base giornaliera per l’acquisto di un articolo online; Tale politica del “prezzo unico” non nega però il mercato concorrenziale: ciascuna testata, nell’ecosistema che immagino, può applicare un prezzo diverso.

Regalati il Festival Internazionale del Giornalismo #ijf14

E’ tempo di regali e io vi consiglio di farvene uno grande grande: una donazione per il Festival Internazionale del Giornalismo!

Si, è un regalo che fate a voi stessi perché è interesse di tutti capire dove e soprattutto come andare per rendere al Giornalismo il suo ruolo nella Società, tra noi Cittadini. E’ urgente rivedere il paradigma dell’ecosistema informativo italiano e, con eventi come quelli di Perugia, è più facile illuminare la strada.

Sostieniamo quindi il futuro del Festival, cioè il futuro del Giornalismo. Che è anche un pò il nostro futuro.

Libertà di Stampa: Italia al 57° posto. Questione di Qualità

Non si può essere contenti di essere al 57° posto della classifica mondiale della libertà di stampa stilata come ogni anno da Reporter senza Frontiere (via). Non si può essere contenti in senso assoluto e in senso relativo ai paesi che ci sono davanti.

Le cause sono tantissime e parlarne richiederebbe ore e ore di dibattito. A me è fin troppo chiaro che senza Informazione di Qualità non ci può essere Libertà. Se penso agli attibuti a mio avviso necessari per una valutazione dei contenuti, questo risultato non mi sorprende.

Classifica mondiale della libertà di stampa 2013

Pluralismo: viene garantito il pluralismo nell’ecosistema informativo italiano? Quando parlo di pluralismo, mi riferisco a quello interno, cioè al pluralismo all’interno di una stessa testata giornalistica. La risposta è sicuramente no!

Pubblicità: quanto peso ha la pubblicità per garantire ossigeno agli Editori? Troppo. Per me ancora troppo.

Completezza: quanto ci viene detto e quanto ci viene nascosto dagli organi di stampa? Non scopro nulla di nuovo, certo, perché è evidente a tutti quanta influenza abbia l’Editore su ciò che va detto e ciò che va taciuto.

Pluralismo, Pubblicità e Completezza sono solo tre dei sette attributi (che ho definito nella mia ricerca) per i quali bisogna garantire dei livelli accettabili pena l’abbassamento drastico della qualità dell’informazione e, quindi, della libertà di stampa. Imho.

Italia al 57° posto della classifica mondiale della libertà di Stampa

BuzzFeed, Snack Information e Gamification. Giusto un paio di parole.

Di BuzzFeed avevo solo sentito parlare ma Gianluca Diegoli mi ha convinto ad approfondire un po’. Ecco un paio di brani che riprendo da [mini]marketing:

È necessario pensare a una forma di contenuto completamente differente, composta da piccoli pezzetti scomponibili, ognuno dei quali possa essere anche un messaggio di per sé autosufficiente, cioè che abbia senso autonomamente dal resto del pezzo (almeno un po’) e che soprattutto (come causa effetto del punto precedente) possa essere condiviso.

Ecco, l’informazione che vincerà (capitemi, nel bene e nel male) online è quella che può essere scansionata, condivisa, citata.

Tempo fa leggevo qua e là lamenti sul fatto che BuzzFeed fosse la fine della cultura. Io invece credo che questo modello foto-frase-foto-frase possa essere usato per qualsiasi cosa, dalla più turpe alla più alta.

Sinceramente, negli articoli che ho prelevato a campione da BuzzFeed non ho rintracciato il canovaccio che, dalla descrizione di Gianluca Diegoli, mi sarei aspettato. I pezzi sono anche “lunghi” e ragionati (sarà che ho volutamente pescato nella sezione Politica…).

Ma il punto non è questo.

In primo luogo: cos’è che abbiamo adesso che non può essere scansionato, condiviso o citato? Io direi che qualsiasi cosa lo è.

Se per informazione scansionabile, condivisibile (socialmente, nel senso delle piattaforme sociali) e citabile si intende la snack information, direi allora che l’informazione buona (quella che porta alla conoscenza pertinente – per usare le parole di Morin; la conoscenza che rende strategica l’informazione online per la crescita del Paese e che per questo, come previsto dal Modello che propongo di ecosistema informativo, dovrebbe essere facilitata culturalmente, tecnologicamente ed economicamente dallo Stato) è altra cosa. E quindi, più che assecondare una tendenza in nome del traffico, io tenterei di invertirla con altre strategie di packaging. E forse ha davvero ragione Pier Luca Santoro quando ci fa la predica parlando di Gamification!

Editoria Locale secondo De Benedetti e – scusate – secondo me!

Editoria Locale? Di carta!

[…] la percezione è che l’informazione locale – non importa se stampata o digitale – non possa che continuare a “tirare”. I motivi sono semplici: è d’immediata utilità per chi vuol vivere pienamente nella propria comunità, è esclusiva, è affidabile.

Ho infine l’impressione che i giornali regionali o pluriregionali debbano guardare al futuro con maggiore apprensione. Perché nel nostro paese, il senso d’appartenenza riguarda da sempre più i campanili che le regioni e le aree metropolitane.

Lo scrive Carlo De Benedetti sull’Huffington Post Italia.

Sul primo punto direi che bisognerebbe definire il perimetro: quando si può parlare di locale? E quando di regionale? Nella mia ricerca ho lambito la questione e concludendo abbastanza drasticamente: i giornali nazionali devono andare online, quelli locali (parlo di bacini di utenza molto ristretti, qualche migliaio di utenti) su carta. Dal mio ultimo campionamento del fenomeno, datato Aprile 2013, è risultato che le versioni online dei quotidiani locali aggiungono molto poco alle rispettive versioni di carta. Le performance migliori del cartaceo delle Testate locali rispetto alle sorelle in rete sono testimoniate, oltre che da un calo di diffusione contenuto rispetto alla media, anche dai numeri non incoraggianti degli utenti unici e delle pagine Facebook.

Sul secondo ravviserei una potenziale deriva leghista: se il senso di appartenenza riguarda sempre più i campanili che le regioni, allora – per me – c’è evidentemente un problema.

Sosteniamo @ilmanifesto

il Manifesto

Il por­tale del mani­fe­sto è l’unico che vuole pro­vare a vivere senza pub­bli­cità. È una sfida che lan­ciamo insieme ai nostri let­tori a tutto un modo di con­ce­pire la rete. Costruire un sito senza pub­bli­cità (oltre ai man­cati ricavi) è impor­tante soprat­tutto dal punto di vista edi­to­riale. Vuol dire costruire un sito «pulito», senza «coo­kie» che trac­ciano gli utenti (sono pez­zet­tini nasco­sti di codice che regi­strano le vostre scelte e i vostri clic), senza strani uffici che deci­dono dove posi­zio­nare gli arti­coli per cat­tu­rare i vostri occhi. Con un lin­guag­gio ade­guato e non urlato (niente titoli maiu­scoli, ad esem­pio). Non abbiamo nes­sun biso­gno di «trac­ciarvi» per­ché noi non vogliamo «con­tatti» da ven­dere agli inser­zio­ni­sti. Non ali­men­tiamo i com­menti per atti­rarne altri. Vogliamo sem­pli­ce­mente offrirvi arti­coli di qua­lità che, se tro­ve­rete inte­res­santi oltre una certa soglia, potrete acqui­stare abbo­nan­dovi al prezzo più equo pos­si­bile per noi e per voi (meno di 50 cen­te­simi al giorno, cre­de­teci, è dav­vero impos­si­bile). È una spe­ri­men­ta­zione con­ti­nua dove cer­chiamo di offrirvi un «ser­vi­zio» più che un «pro­dotto» vero e proprio. (via)

Del Modello Fotovoltaico, il modello di ecosistema informativo “che ho teorizzato” nel mio libro, ci sono almeno tre aspetti assolutamente non trascurabili:

  1. l’assenza totale di pubblicità (il pezzo da cui è tratto il brano che ho riportato, proprio per tale ragione, è intitolato “Il rumore bianco del nuovo sito del manifesto”).
  2. a guidare l’avventura c’è una cooperativa che ha l’obiettivo di acquistare la testata quanto questa sarà messa in vendita dai liquidatori e di diventare “un’impresa editoriale e un’esperienza politica rinnovate che avranno bisogno di un punto di riferimento per la sinistra futura”. Ed è in nome di questo progetto che chiedono il sostegno dei lettori.
  3. il costo dell’abbonamento, da sottoscrivere al superamento della soglia dei venti articoli settimanali, è dello stesso ordine di grandezza di quello stimato nella mia ricerca (un articolo, due centesimi di euro).

Certo, sul pluralismo ci sarebbe da ridire ma almeno siamo dalla parte giusta! Credo, quindi, ci siano buonissime ragioni perché anch’io sostenga, molto più modestamente di qualcun altro, il Manifesto. E’ inutile dire che vi raccomando di fare altrettanto.