@pedroelrey intervista @marcobardazzi e @ciropellegrino. I miei appunti in salsa #1news2cents

Pier Luca Santoro ha pubblicato le interviste integrali, pubblicate in forma ridotta sulle pagine dell’inserto di Repubblica sul mondo del lavoro a a Marco Bardazzi (la Stampa) e Ciro Pellegrino (Fanpage). Ecco le mie osservazioni in chiave #1news2cents su alcune delle risposte date dai due giornalisti.

No Gossip. Il mio lavoro di studio #1news2cents ha individuato sette attributi per valutare la qualità di un articolo giornalistico; uno di questi attributi è la

Le 5 W del giornalismo valgono sempre (Who, What, When, Where e Why), ma le prima 4 sono sempre più alla portata di tutti: il nostro valore aggiunto si concentra soprattutto sull’ultima, Why? Spiegare e approfondire. (Marco Bardazzi)

E ti pare poco!, mi verrebbe istintivamente da dire. Il Why, la spiegazione, l’approfondimento e – aggiungo io – la contestualizzazione, contribuiscono fortemente a dare all’articolo il rango di contenuto di qualità poiché, rifacendomi all’approccio che ho utilizzato nel mio lavoro di ricerca, consente di assegnare il massimo dei punti ad uno dei sette attributi che a mio avviso qualificano un articolo, la professionalità!

sui siti delle grandi testate i lettori non vengono per cercare citizen journalism, ma giornalismo professionale arricchito dalla partecipazione di tanti altri protagonisti. (Marco Bardazzi)

Se Marco Bardazzi dice questo lo dirà sicuramente a ragion veduta. Questa osservazione dimostra che di professionalità, e – quindi – di qualità, c’è richiesta che non ci si può permettere di far rimanere inevasa. E questo lo dico non perché occorre arricchire di denaro le tasche degli Editori ma perché è necessario arricchire di senso le teste dei Cittadini/Lettori. Il problema è capire in che ambito e su quali argomenti è richiesta la professionalità…

L’Italia è rovinata, ma non al punto da essere insensibile all’informazione. Se guardi non solo su base nazionale ma anche su quella locale c’è “fame” di notizie. Ci sono più festival del giornalismo che giornalisti, in Italia. Ci sono più dibattiti sull’informazione ogni giorno. Secondo te il problema è davvero la crisi del giornalismo? Non dovremmo forse guardare in casa degli editori italiani, delle loro proprietà, dei loro interessi? Qual è davvero il business di un editore italiano? Fare un prodotto capace di interesse e quindi spendibile sul mercato oppure rispondere ad altre logiche? (Ciro Pellegrino)

L’osservatorio di Ciro Pellegrino è più ampio del mio, ça va sans dire. Ma davvero c’è fame di notizie? O, ponendo meglio la domanda: di che tipo di notizie c’è fame? Se si osservano le home page dei maggiori quotidiani online, con Editori attenti alla perversa logica delle pagine viste e del tempo di permanenza sul sito (e quindi molto sensibili a ciò che può stimolare la crescita di tali indicatori) si può avere una risposta. Qui entra in gioco un altro dei sette attributi, la tipologia dell’informazione: soddisfare la sete di Gossip o quella di senso degli accadimenti politici, sono due obiettivi nettamente diversi.

Chiudo con la segnalazione dei Coordinamenti dei giornalisti precari di cui Ciro Pellegrino è responsabile per la Campania.

I coordinamenti oltre che in Campania sono attivi in Veneto, in Toscana, a Roma, in Abruzzo. Di recente anche a Milano e in Puglia e in molte altre regioni. L’obiettivo è quello di ricordare che ci sono anche i precari del giornalismo. Sai che siamo bravissimi a raccontare i guai degli altri ma non i nostri? C’è ancora qualcuno che parla di noi come di una casta, ignorando l’enorme disparità tra il sempre più sparuto gruppo di contrattualizzati e l’enorme platea di precari, atipici e freelance.

@liberainfo, Contro l’Informazione che fa Comodo e che Piace

Certa informazione fa comodo ai mafiosi e non solo, piace alla gente e non cambia niente.

Libera Informazione

Con questa riflessione Don Luigi Ciotti apriva, nel 2007, la presentazione di Libera Informazione (qui la pagina Facebook e qui, invece, il profilo Twitter), la Fondazione nata per dare diritto di cittadinanza alle notizie che non trovano spazio nel mondo dell’informazione e costituire un osservatorio su criminalità organizzata e mondo dell’informazione, a livello nazionale (“Se a qualche direttore di giornale quella notizia non gli interessa, voi fategliela interessare.” Così parlava Sonia Alfano, figlia di Beppe Alfano, ucciso dalla mafia per le sue inchieste giornalistiche, poi diventata Presidente della Commissione Antimafia Europea).

L’osservatorio lavora sui territori, attraverso i coordinamenti e presidi di Libera, in stretta collaborazione con la rete di associazioni che la compongono e la vasta rete di volontari di Libera Informazione, animata da giornalisti, professionisti, free lance, blogger, studenti e docenti universitari, magistrati, giornalisti del Servizio pubblico che hanno aderito in questi anni al progetto.

Libera Informazione, come teneva a dire Roberto Morrione, primo Direttore della Fondazione e purtroppo scomparso, si offre come sponda e vetrina per tutti i giovani che denunciano le svariate complicità del sistma mafioso per dare anche i materiali ai media perché tengano le luci accese.

Perché l’informazione o è libera o non è informazione. E’ altro!


Così si chiude il reportage di quella giornata, era il 19 Settembre 2007. Sono ancora parole di Don Luigi Ciotti e, insieme a quelle citate in apertura, richiamano concetti e temi importanti che sono alla base anche del mio lavoro di ricerca: al cittadino non va dato ciò che interessa per diletto, ma ciò che è importante per la crescita; al cittadino vanno dati gli strumenti per riconoscere quando l’informazione è libera in un percorso anche complicato ma che è urgente iniziare.

Libera Informazione in questo è avanti e non può che essere un esempio da seguire. Penso che, in qualche modo, #1news2cents possa completarne le istanze.

NOTA: da abruzzese, mi piace citare una realtà molto attiva sul nostro territorio e protagonista della Rete di Libera Informazione: Prima da Noi. Gli altri attori, nazionali e regionali, sono elencati nell’apposita pagina sul sito della Fondazione.

Domande e Risposte con @Johnamoroso_YO su #1news2cents

Sul suo profilo Twitter, Giovanni Amoroso si presenta così: “Founder of @Stordisco interested in #netlabelism #freeculture #Blogger International Pirate Party movement #Bitcoin“. Qualche tempo fa ci siamo scambi@ati qualche battuta su Twitter parlando di #1news2cents. Poi Giovanni ha letto il libro e ha scritto una recensione dettagliata che soltanto oggi, con colpevole ritardo, ho avuto modo di approfondire.

Ho quotato alcune sue osservazioni e cercato di rispondere con le mie. Mi auguro la cosa sia utile a tutti per poter ulteriormente stimolare il dibattito, la discussione intorno ad un tema secondo me ancora troppo poco esplorato (vi ricordo che abbiamo anche un gruppo su Facebook). Vi chiedo scusa se ho scritto parecchio (andando contro la regola che mi sono dato di sintetizzare al massimo i post), ma gli stimoli di Giovanni richiedevano un’argomentazione che spero alla fine risulti chiara.

Procediamo quindi con ordine.

Questions and Answers con Giovanni Amoroso

Il Modello Fotovoltaico non avrà vita facile per via della dittatura economia del PageRank, che influenza un posizionamento irregolare dei contenuti da parte di Google, principale responsabile della cultura dell’informazione libera e gratuita, su cui è arduo intervenire per limitare l’estendersi del free-riding, problematica cardine della fruizione digitale.

Mi sono documentato sul free-riding: sintetizzando al massimo, è il fenomeno che, avviato da singoli individui che accedono alle informazioni sfruttando quelle ottenute – dietro pagamento del relativo costo – da altri operatori, porta a scaricare i costi dell’informazione su un numero sempre più esiguo di operatori. Tale fenomeno, se reiterato fino all’azzeramento del numero di operatori stessi (quelli che, per l’appunto, si fanno carico dei costi), porta all’annullamento tanto della domanda quanto dell’offerta delle informazioni.
L’idea che c’è dietro il Modello Fotovoltaico non prescinde mai da una operazione di carattere culturale che mi immagino debba cominciare dalle scuole; una operazione che porterebbe, quindi, alla consapevolezza del valore delle informazioni e, quindi, ad una predisosizione all’esborso di denaro per potervi accedere. Il free-riding, conseguentemente, dovrebbe alla fine essere vista come una cattiva pratica dai Cittadini.
Quanto a Google: credo che, anche in virtù di questa operazione culturale, non sarebbe più un motore di ricerca la porta di accesso alle informazioni: i motori di ricerca e la logica dell’interessante in luogo dell’importante, nello scenario che immagino, vedrebbero infatti di molto ridotto il loro appeal. E questo vale non solo per le abitudini di accesso alla Rete delle Persone, ma anche per le stesse scelte degli Editori/Giornalisti.

[…] un modello del genere non riuscirebbe a ridare potere al giornalismo zelante, nemmeno con una “carta acquisti” preposta dal governo, dal momento che le famiglie disagiate la userebbero per acquisti di prima necessità…

Il Modello Fotovoltaico definisce un credito di accesso vincolato all’informazione: il denaro riconosciuto dallo Stato ai Cittadini per acquistare informazione sarebbe cioè spendibile solo per l’informazione. Quindi, pur ovviamente ammettendo la condizione di disagio di tantissime famiglie italiane (e auspicando per esse l’uscita da tale condizione. Ma non è questa la materia del libro e del blog!), il pericolo individuato da Giovanni non esiste. Nota: il vincolo di spesa per l’informazione previsto dal modello è di due centesimi di euro giornalieri per ciascun cittadino!

Come possiamo auspicarci di trovare una soluzione per salvaguardare il lavoro di chi produce online professionalmente contenuti di qualità in un momento così delicato? Eppure #1news2cents è una formula che potrebbe ridare vigore non solo alla carta stampata.

Come dicevo, oltre all’applicazione del Modello Fotovoltaico (che definirei automaticamente anche come Modello di Business degli Editori), occorre agire da un punto di vista culturale. In altre parole, non serve soltanto che si operi a livello di “Sottosegretariato con Delega all’Editoria” ma anche a livello di MIUR.
Una puntualizzazione sulla carta stampata: gli studi che ho condotto mi hanno portato a formalizzare una posizioe abbastanza impopolare: le testate giornalistiche nazionali, in virtù del loro ampio bacino di utenza, dovranno passare integralmente al digitale (magari approfondiremo in un’altra occasione).

[…] credo che affidarsi allo Stato in questo momento sia nocivo, in quanto in esso si nascondono i principali pericoli in cui potrebbe generarsi il cortocircuito dell’auto-sostentamento statale […]. Per questo la mia critica all’e-book di Marco Dal Pozzo si incentra essenzialmente dal punto di vista tecnico, dove credo abbia un gap nell’esplicare quali potrebbero essere le infrastrutture su cui basare tale modello.

Rischio di essere retorico, sognatore o quel che si vuole ma…lo Stato siamo noi e, quindi, nel mio argomentare, quando parlo di Stato, il mio non è un “affidarmi al” ma piuttosto un “essere” lo Stato. Proprio per questa ragione #1news2cents è un progetto politico che non manca di proposte (anche legislative) perché il Modello Fotovoltaico diventi realtà.

Per il concetto di qualità […] credo francamente che il web non sia in grado di fungere da garante per validare una notizia, a meno che non si faccia uso di sistemi di fact checking.

La mia proposta sulla definizione di qualità ha un obiettivo minimo (anche qui si tratta di consapevolezza): con un sistema di valutazione di ciò che si legge, il cui utilizzo può essere indotto soltanto con una operazione culturale (si, ancora la questione culturale!), i Cittadini/Lettori potrebbero essere più consapevoli di ciò che leggono, più attenti a cosa viene detto e sostenuto da un giornalista, stimolati al confronto con altri punti di vista (in un ottica di un sistema/piattaforma di tipo pluralistico).

Ma il punto su cui mi preme soffermarmi maggiormente è sul binomio Bitcoin / Flattr. Flattr è un sistema sociale di micropagamenti. Bitcoin è una moneta. Flattr è il servizio, Bitcoin è la valuta. Flattr è un metodo di pagamento per importi piccoli (social media), ma potrebbe potenzialmente utilizzare qualsiasi divisa (compresa Bitcoin). Così avremmo un modello: #1news__BTC (ho lasciato due spazi di underscore “__” in cui riconvertire il costo di una news in valuta cryptocurrency).

Beh, qui alzo le mani. Non conosco, se non per sentito dire, le piattaforme di cui Giovanni parla. Quel che posso dire è che ogni tecnologia in grado di abilitare il modello in modo neutrale, è la benvenuta.

Ringrazio ancora tantissimo Giovanni per gli spunti e lo invito, insieme a voi, a parlarne ancora per arrivare, magari ad una proposta che vada oltre gli aspetti trattati nella mia ricerca e che abbracci l’intero mondo dei contenuti, non soltanto quelli di tipo giornalistico.

@lucasofri, @giucruciani e @corradoformigli a #FLA2013 – Qualche Riflessione

logo_FLA2012[1]Nel pomeriggio di ieri, a Pescara, in un caldo sempre più strano per essere a Novembre (ma non per questo non gradevole), Luca Sofri, Giuseppe Cruciani e Corrado Formigli hanno discusso dell’aria che tira in giro in uno degli eventi organizzati per l’XI Edizione del Festival delle Letterature dell’Adriatico.

Ecco alcuni appunti che ho preso quando s’è parlato dell’informazione, dei programmi televisivi e radiofonici e dei giornali. In coda qualche mia riflessione.

Giuseppe Cruciani: l’obiettivo è fare ascolti alla radio e gli ascolti si fanno alzando i toni, non abbandonandosi a riflessioni profonde e difficili da seguire perché altrimenti la gente cambia [stazione]. Perché la gente non si deve “rompere i coglioni”.

Luca Sofri: i giornali sono dei prodotti ed è sbagliato condannare il fatto che siano alla ricerca dei numeri esattamente come sbagliato sarebbe condannare un gommista per il fatto che bada solo a vendere più pneumatici possibile.

Corrado Formigli #1: il talk show televisivo è complicato perché, per farlo bene, devi consumare le risorse umane grazie alle quali il talk show stesso può avere luogo. Bisogna fare gli equilibristi. Si fa fatica a tenere aperto “Piazza Pulita” perché il lavoro onesto da parte nostra comporta che poi il politico non viene più preferendo ambienti meno scomodi.

Corrado Formigli #2: La settimana scorsa ho proposto una anteprima dell’inchiesta che avremmo presentato Lunedì su una truffa della cassa integrazione. Bene, soltanto il Fatto Quotidiano l’ha proposta. Repubblica e Corriere, che ci accusano di fare soltanto risse, no. In compenso ha sbattuto in home page il match tra Aldo Busi e la Gelmini.

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Il problema è che c’è comunque un compromesso. Anche Formigli, nalla puntata dell’ultimo Lunedì, forse per trainare l’attenzione sull’inchiesta della cassa integrazione-truffa, ha dovuto miscelare due provocatori. Il compromesso è fatto nel nome dell’audience.

Sarà pur vero, come dice Luca Sofri, che il giornale è un prodotto, ma un giornalista non è un gommista. Il giornalista deve indirizzare l’opinione pubblica nel nome di ciò che è importante, non nel nome di ciò che è interessante. Il giornalista deve contribuire alla svolta culturale, non assecondarne la decadenza.

E se il problema è (e lo è, purtroppo!) la retribuzione di un lavoro, beh, la soluzione del problema non è nelle inserzioni pubblicitarie ma in un sistema opportunamente avviato dallo Stato.

Che si insegni, a partire dalle scuole, ai cittadini che informarsi è importante; si dica loro che non tutta l’informazione è di qualità; li si incoraggino a discriminare ciò che serve da ciò che non serve e che, ciò che serve, va pagato. Si conceda, quindi, un credito di acquisto per le notizie (online) ai cittadini si inneschi un processo virtuoso.

#1news2cents è una proposta che, con il passare del tempo, ascoltando riflessioni sull’Informazione, sempre più orgogliosamente definisco Politica!